Il Manifesto Futurista delle grandi utopie

Il Manifesto Futurista delle grandi utopie: quando la fantasia era ancora al potere

Il Manifesto Futurista delle grandi utopie

Qualche anno fa, un indimenticabile Rino Gaetano, stella controcorrente del panorama musicale italiano, in un brano esordiva dicendo: “Partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”. Qualche anno dopo la più grande rock star italiana di sempre, Vasco Rossi, al massimo della sua carica rock gli rispose rincarando la dose con: “E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia”. È chiaro che i due brani pongono l’accento su un senso di malessere più generazionale che personale, sul male di vivere di una società che uccide i valori, spegnendone la fantasia. Un’analisi lucida che narra di una creatività al collasso, che non nasconde la delusione provata per quelle promesse mancate. Un’analisi, che al tempo stesso evidenzia le analogie che legano questi brani all’universo “arte” e in particolare alle avanguardie artistiche d’inizio‘900. Si, perché il legame con l’arte esiste ed è decisamente diretto. Infatti, furono proprio le avanguardie a parlarci per prime d’incendiari, d’immaginazione al potere, coniando per le masse slogan accattivanti, colmi di sogni e auspici. I medesimi, proclami, finiti, nei testi di Rino Gaetano e Vasco Rossi, per descrivere una realtà concreta meno rosea e più amara del previsto. È il Futurismo il primo movimento che si possa definire d’avanguardia, un movimento che investe nell’arte un interesse ideologico, che prepara e annuncia un radicale sconvolgimento della cultura e del costume sociale, negando ogni legame col passato. Inoltre, è il primo movimento artistico, che ambisce a un seguito di massa, grazie all’uso intensivo e massiccio di qualsiasi tecnica di propaganda. Rottamatori “ante litteram”, d’inizio secolo osano senza remore, apprezzando tutto ciò che distruggono, reinventando un nuovo linguaggio artistico, tagliando i ponti con la tradizione. Il vero uomo futurista è attivo, dinamico, libero dalle catene imposte dalla storia, nega violentemente ogni forma d’autorità, che sbeffeggia come baluardo di quel passatismo che rinnega. È in questo contesto che nascono gli slogan futuristi come: “Parole in libertà”, “Immaginazione senza fili”, e dulcis in fundo, “Uccidiamo il chiaro di luna”. Nei manifesti futuristi si chiede la distruzione delle città storiche, come Venezia, e dei musei, si esalta la città nuova, concepita come una gigantesca macchina in movimento. La rivoluzione auspicata è una rivoluzione industriale, tecnologica, o meglio una rivoluzione borghese. L’intento “Marinettiano” appare chiaro: “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie…e vengano dunque, gli allegri incendiari dalle dita carbonizzate! Suvvia! Date fuoco agli scaffali delle biblioteche! Sviate il corso dei canali per inondare i musei! Oh la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose! Impugnate i picconi, le scure, i martelli e demolite, demolite senza pietà…”. Il movimento, si scaglia ripetutamente contro il “clima stantio dei musei”, esige la vendita di grandi capolavori, conservati in Italia. Nell’“Almanacco purgativo” dei Futuristi, capolavori intoccabili dell’arte come la Gioconda, vengono stroncati, spesso in modo provocatorio e ironico. La rivoluzione avanguardista, come un autentico ciclone investe tutti i campi dell’arte, dalla poesia al romanzo, dalla musica alla pittura, nulla esce indenne dalla verve provocatoria, polemica e disorientante. L’esempio più emblematico, è probabilmente, quello dell’automobile da corsa, giudicata da Marinetti esteticamente superiore, al cospetto della Vittoria di Samotracia. Proprio sotto quel velo di anticonformismo, sotto quel gusto per lo scandalo e il disprezzo per la borghesia, si celava un inconsapevole perbenismo, e una palese incoerenza del movimento. I Futuristi si definivano anti-romantici ma prediligevano un’arte espressiva ed emotiva, esaltavano la scienza e la tecnica, ma le volevano intimamente poetiche. Spesso si proclamavano socialisti, ma non mostravano mai un reale interesse per le lotte operaie, anzi intravedevano negli intellettuali d’avanguardia l’aristocrazia del futuro. Erano internazionalisti, ma affermavano che il “genio italiano”, avrebbe salvato la cultura mondiale. Il risultato, fu che nel giro di pochi anni non c’era più nessuno né Italia né in Europa, che non avesse mai sentito parlare di Futurismo. Di colpo tutte le avanguardie, sottostavano a un’unica ideologia, definita come “ideologia della libertà”, ponendosi contro l’alienazione e l’asservimento dell’arte al potere. Gli artisti, si liberavano dai vecchi vincoli d’espressione e ne creavano di nuovi, fu finalmente libertà totale. Di volta in volta questa intenzionalità si manifestò negli artisti con prerogative diverse, con colorazioni politiche differenti, come accadde, per il Surrealismo e il Dada berlinese. Una linea, presto seguita anche dal Bauhaus al De Stijl che finirà per sfociare, nelle manifestazioni del Sessantotto, legate alla protesta contro la società industrializzata e tecnocratica. Tra gli artisti che si posero, col loro lavoro, come contestatori sistematici, vanno citati: Castellani, MassironiGilardi, Simonetti, l’Equipo 57 e l’Equipo Cronica. In conclusione, gli anni della fantasia al potere e dei grandi sogni, si infransero nel manifesto futurista delle grandi utopie, quello che non fu mai scritto, ma che finì per impattare con una realtà che, al contrario, era rimasta ben salda al potere, trasformando l’incendiario borghese in pompiere. Il loro sforzo, benché intenzionalmente rivoluzionario, mutò in estremismo polemico, annientando ogni anelito di cambiamento. Segnando una parentesi storica forse “contraddittoria”, grazie al quale ci si accorge, di come due mondi spesso distanti tra loro, come quello della musica e della pittura, possano rivelarsi simili, offrendo nuovi spunti di riflessione, poiché come scrisse Kandinskij “il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde”Il Manifesto Futurista delle grandi utopie, Il Manifesto Futurista delle grandi utopie, Il Manifesto Futurista delle grandi utopie, Il Manifesto Futurista delle grandi utopie, Il Manifesto Futurista delle grandi utopie, Il Manifesto Futurista delle grandi utopie

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