La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif

La Metamorfosi di Antonio Ligabue: il bruco che diventa farfalla

La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif

Della Metamorfosi di Kafka tutto si può dimenticare, ma non l’inizio, ormai quasi un luogo comune per raffigurare il mostruoso come ovvio. “Quando Antonio Ligabue, una mattina nel suo letto si sveglio da sogni inquieti, si ritrovò trasformato in un immane insetto. Cosa mi è successo? Pensò. Non era un sogno”. Basterebbe sostituire il nome del protagonista del celebre racconto con il nome dello sventurato artista, per comprendere quanto le loro esistenze siano drammaticamente legate da quel senso di esclusione e di distanza dal mondo che li circonda. Entrambi segnati da un  futuro incerto, una drammatica situazione familiare acuità da difficoltà economiche e dal precario stato di salute, una difficoltà di linguaggio che aumenta le distanze da un mondo che li rigetta, e che infine determina la singolare inversione tra umano e bestiale. Gregor Samsa, da scarafaggio, perde il senso della vista e del gusto, ma il suo udito si perfeziona a tal punto da fargli apprezzare l’incantevole suono del violino della sorella, Antonio Ligabue grazie all’attrazione per la pittura, mantiene una incancellabile traccia umana in un involucro bestiale. Non più uomo, ma non del tutto trasformato, nient’altro può aiutare a comprendere la vera personalità di questo artista, che trasforma gli incubi che straziano il suo animo in geniali dipinti, che utilizza sia per rappresentare animali selvatici e domestici, unici esseri viventi da cui l’artista sembra davvero incuriosito, che per descrivere sé stesso come dimostrano i trecento autoritratti che lo raffigurano. Artista outsider, pittore naïf, genio incompreso o semplicemente “El matt”, nomignolo con cui veniva apostrofato dai compaesani. Impiegò l’intera esistenza per guadagnarsi un’identità. La sua attività artistica spesso incompresa o addirittura derisa, susciterà nel tempo l’ammirazione e l’interesse di collezionisti, critici e storici dell’arte, che via via lo sosterranno. Eccola, la follia di Ligabue, quella fragilità che lo espone all’emarginazione: non avere un posto nel mondo, non conoscere il senso dell’affetto, non avere una direzione. Un testamento morale importante che ci spinge al di là delle fuorvianti etichette di naïf o di artista marchiato dalla follia, da cui emerge principalmente nei suoi quadri, una duplice personalità. La prima rappresentata dall’uomo malato che descrive l’amara realtà in cui vive, la malattia che lo blocca nell’odiato involucro e come una tragica carrellata compare nei suoi autoritratti fagocitando la seconda personalità decisamente più frizzante, il coraggioso esploratore, che dimora nei suoi quadri e nell’ immaginario onirico, capace di spingersi in leggendarie terre pericolose e inesplorate, portandoci con sé nella giungla tra animali esotici e bestie feroci. Nel quale l’artista riversa di tutto: lupi, tigri, aquile, cinghiali, serpenti e giganteschi primati. Un bestiario infinito che si conclude infine con l’insetto, elemento che ricorre spesso nelle sue opere in particolare la mosca, con cui egli stesso si identifica. Tema centrale della sua metamorfosi e ragione stessa di quel corpo martoriato, che diventa emblema dell’essere oppresso. Rimpicciolirsi per sfuggire allo sguardo di chi può giudicarlo o ferirlo. Una perfetta via di fuga, in attesa che la metamorfosi si completi lasciando spazio a ciò che vorrebbe essere, abbandonando, in un progressivo esaurimento, ciò che è stato. La metamorfosi come atto di ribellione. È vero gli animali di Ligabue non sono la meta, ma sono indispensabili per arrivarci, un ostinato gesto di speranza, fino all’ultimo respiro. Anzi, è con le zampette di un insetto che pensa, vive e sente come un essere umano. Come una farfalla, non nasce direttamente sotto queste sembianze: ma le raggiunge solo dopo un lungo processo chiamato metamorfosi. La trasformazione fisica consente all’artista di raggiungere la vera essenza dell’essere liberato dall’involucro della materia. Il coinvolgimento con la natura circostante è tale, che lo spinge a sognare di essere un uccello, che al pari della Fenice, simbolo per eccellenza di trasformazione, permette al pittore di rinasce sotto nuove forme. La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif, La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif, La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif, La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif, La Metamorfosi di Antonio Ligabue storia di una biografia naif.

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