“Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire.”

Cold case dell’arte l’omicidio di Raffaello Sanzio

I Cold case dell’arte: l’omicidio di Raffaello Sanzio

 

I Cold case dell’arte l’omicidio di Raffaello Sanzio

Sbarazzarsi di personaggi scomodi era una pratica molto in voga nel 1520, anno in cui si verifica una strana moria di grandi personalità, come: Massimiliano I, Ippolito d’Este, Magellano, Pier Francesco de Medici. Sono solo alcuni nomi che compongono una fitta lista d’illustri defunti, tra cui compare anche il noto pittore Raffaello, pare anch’esso vittima di un complotto. Anche se attualmente non si conoscono le reali cause che portarono alla morte dell’artista, principalmente per mancanza di diagnosi certe, al contrario esistono numerose teorie. Quindi vale la pena indagare per fare un po’ di chiarezza. Le cronache ufficiali affermano che l’artista, sia morto a soli trentasette anni per via di una forte febbre, causata da un estremo affaticamento, che gli fu fatale. Le cronache più “Hot”, ritengono che la morte sia stata causata dalle numerose liaison amorose. Insomma il pittore della bellezza ideale non disdegnava affatto i piaceri carnali, e conduceva una vita sessualmente molto, ma molto, “attiva“.  Un bel libertino, un entusiasta della vita, che infine morì come insinuò qualcuno di sifilide. Le cronache più intriganti, dai richiami “Danbrowniani”, parlano di un Raffaello vicino alle teorie luterane, a cui pare avesse segretamente aderito pagandone le conseguenze. Sempre secondo tali teorie, l’artista venne ucciso con una pratica molto cara ai Borgia, l’avvelenamento. Siamo sempre nel campo delle ipotesi o delle maldicenze, che ovviamente nessuno può confermare. Quindi dando per buona la teoria del complotto, come ogni indagine che si rispetti, è lecito porsi qualche domanda, partendo dalle più classiche, Chi sarà l’assassino? Chi poteva nutrire un eccessivo livore per il pittore? Fu la “Longa Manus” di un religioso, un collega invidioso o semplicemente un marito geloso? Uno dei moventi più attendibili, potrebbe celarsi dietro il potere di cui godeva alla corte papale, che negli anni l’aveva reso sempre più ingestibile. Le sue conoscenze dell’arte classica avevano spinto Papa Leone X a nominarlo conservatore delle antichità romane. Negli anni collezionò un numero incredibile d’incarichi non solo pittorici, ma anche archiettonici e archeologici. In qualità di conservatore delle “Antichità di Roma” si dedicò tra l’altro, nel 1517, all’impresa di rilevare la pianta di Roma antica. Per far fronte ai numerosi impegni dovette creare una bottega “imprenditoriale” grazie al quale poté avvalersi della collaborazione di artisti del calibro di: Giulio RomanoPerin del VagaGiovanni da Udinecui si deve la realizzazione degli affreschi della terza Stanza, della Loggia di Psiche alla Farnesina, è invece opera di Raffaello Sanzio l’evocazione della Galatea. Nel 1514, alla morte del Bramante, Raffaello Sanzio fu nominato architetto capo della fabbrica di S. Pietro, unitamente con Fra’ GiocondoGiuliano da Sangallo. Si deve a lui la stesura del progetto che modificherà radicalmente quello bramantesco soprattutto per quanto riguarda la trasformazione della pianta della chiesa da croce greca a croce latina. Un’altra causa potrebbe essere di natura economica, e nascondersi dietro i debiti accumulati da Papa Leone X. Infatti nonostante, i lauti guadagni derivati dalle indulgenze, pare dovesse parecchi soldi all’artista, e secondo alcuni escogitò un piano diabolico per eliminare il debito. La terza è ultima teoria, potrebbe celarsi dietro l’invidia covata da qualche artista. Di sicuro l’ambiente in cui viveva Raffaello pullulava di artisti, più o meno dotati, invidiosi della sua carriera in piena ascesa alla corte papale, dei suoi incarichi, e della fama che travalicava le frontiere. Del resto parliamo di un artista che all’apice del successo venne definito così divino da essere considerato la reincarnazione di Cristo. Lo stesso aspetto, visibile ad esempio nell’Autoritratto con un amico”, ricordava da vicino l’effigie del Cristo. I sospetti caddero a lungo sul pittore Sebastiano del Piombo che cercò spesso di screditarlo con mezzi leciti e illeciti. Anche il Sangallo, poteva avere un solido movente, visto che alla fine fu escluso dalla progettazione di San Pietro. Che il clima fosse rovente trova conferma in ciò che accadde a Baldassarre Peruzzi, l’architetto che collaborò alla stesura del progetto della Basilica di San Pietro, che morì avvelenato. La medesima sorte era toccata in passato anche a Masaccio, Beato Angelico, Rosso Fiorentino e Domenichino. Quindi come morì Raffaello? L’ipotesi di un avvelenamento da arsenico resta la più percorribile. Il fatto che il corpo sia stato ritrovato quasi incorrotto all’epoca dell’esumazione del 1712, gioca a favore di questa ipotesi. È noto che l’arsenico assunto in dosi massicce tende a preservare i corpi dal decadimento. Probabilmente non sapremo mai chi o cosa provocò il suo decesso, ma possiamo raccontare quali furono le reazioni che si susseguirono dopo la sua morte. A dispetto delle piccole miserie umane e delle gelosie, la sua scomparsa fu salutata dal commosso cordoglio dell’intera corte pontificia. Il suo corpo fu sepolto nel Pantheon, come egli stesso aveva richiesto. Pietro Bembo, commentò così la sua morte: “Quando Raffaello era in vita la Natura temette di essere vinta e ora che è morto teme di morire”. Parole significative che raccontano di un artista, divenuto leggenda, ancor prima della sua morte, amato e idealizzato quale interprete di una creatività divina che rende ancora unico il grande “Urbinate”.

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