Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto

Dalla Tela al Selfie: l’evoluzione tecnologica del ritratto

 

 

Il ritratto è uno dei generi pittorici più antichi che l’arte abbia mai conosciuto, ma cosa ha spinto l’uomo a legare la propria immagine a una tela? Da sempre, l’atto di ritrarre o di ritrarsi è intimamente legato al profondo desiderio dell’uomo di sfuggire all’inesorabile scorrere del tempo. Inoltre per secoli, è stato l’unico strumento utile alla realizzazione di un altro sé, che potesse realizzarne il sogno dell’immortalità. Per tali ragioni il ritratto non è soltanto un genere pittorico ma bensì la rappresentazione che gli artisti danno di un’epoca, di sé stessi e di ciò che li circonda. L’evoluzione del genere si può storicamente configurare come un viaggio dell’uomo verso il suo intimo, in direzione di quel luogo che Platone definiva “fondo enigmatico e buio” e Freud “inconscio”. Un’interiorità che inizialmente non cogliamo nel ritratto fisionomico focalizzato più sul porre in evidenza le caratteristiche fisiche del soggetto, così come l’arte fu delegata al ruolo della rappresentazione della realtà. Sia nel ritratto celebrativo focalizzato più sul porre in evidenza, l’importanza e il ruolo sociale del soggetto rappresentato, fin quasi a divinizzarne i tratti. Come non ricordare il celebre caso di Alessandro Magno che scelse di raffigurarsi con fattezze divine, sfidando gli usi e i costumi del tempo con un gesto ai limiti del “blasfemo”. Bisognerà attendere il Rinascimento, per veder realizzato il connubio tra ritratto celebrativo e ritratto fisionomico, che porterà alla creazione di tre differenti tipologie di ricerca:

  • I ritratti volti a esprimere concetti generalmente astratti quali virtù, bellezza, coraggio e forza, che vedono come esponente di spicco  Leonardo Da Vinci;
  • I ritratti incentrati su un’acuta analisi psicologica, dove eccellerà Tiziano;
  • L’autoritratto, che si trasformerà  in autentico manifesto auto-promozionale, dove sperimenterà maggiormente Caravaggio;
    Naturalmente anche i ricchi committenti attribuivano al ritratto dei significati precisi e specifici spesso di ordine politico, religioso o celebrativo, ma a prescindere dai significati sottesi, il ritratto costituiva comunque una sorta di biglietto da visita con il quale si acquistava il diritto a entrare nella storia, oltre a essere un mezzo per far sfoggio delle proprie ricchezze. Nel’900, con la rivoluzione avanguardista e l’urto dirompente di alcune straordinarie personalità artistiche, l’inquietudine e l’emotività travolgono ogni canone espressivo, la pittura erode la morfologia del volto, mentre viene abbandonata ogni pretesa di naturalismo a favore di una rappresentazione fortemente soggettiva ed emotiva. L’irrompere della tecnica fotografica cambierà nuovamente le carte in tavola, e il ritratto fotografico inaugurerà, un nuovo modo di rapportarsi con il soggetto osservato attraverso l’obiettivo. L’aria di rinnovamento e la relativa istanza di approfondimento psicologico condurrà, Amedeo Modigliani a un’estrema semplificazione dei tratti sino alla loro trasfigurazione astratta. L’istanza dirompente, si tradurrà in Marcel Duchamp nell’insolita rivisitazione di un classico dell’arte ovvero la celebre Gioconda, dal quale l’artista ricaverà un altrettanto celebre e buffo alter-ego, noto ai più come “Monna Lisa coi Baffi”. Con un gesto, forse banale e dissacrante, Duchamp si è accanito su un classico dell’arte attualizzandolo, del resto chi non ha mai scarabocchiato un volto su una rivista, aggiungendo un dente nero o un baffo di troppo. In Luigi Ontani il ritratto si compone traendo ispirazione da immagini popolari, famosi dipinti, illustri personaggi, immagini popolari che conducono sempre all’artista con estrema fantasia. Infine, chiosando con la celebre frase di Andy Warhol “In futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”, oggi a dominare la scena c’è sicuramente il selfie, una vera ossessione che coinvolge gente comune, creativi, e celebrità. Una moda che si riflette anche nel ritratto, nell’autoritratto e nell’utilizzo che di essi facciamo, sia che si parli di un gesto dissacrante come nel caso di Duchamp o di performance fotografiche come nel caso di Ontani o del celebre selfie, ciò che emerge è il forte legame tra passato e presente costituito dalla volontà comunicativa di lasciare un segno del proprio passaggio.Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto,Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto,Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto,Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto,Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto,Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto,Dalla tela al selfie l’evoluzione tecnologica del ritratto

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